L’album del giorno: Oasis, (What’s The Story) Morning Glory?

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Gli Oasis sono stati il gruppo inglese più influente degli anni Novanta, con 11 album pubblicati in 28 anni di attività, dando vita a un’accesa rivalità con i Blur di Damon Albarn per la palma di migliore band di britpop. Nei quattordici anni di carriera discografica, che va da 1994 al 2008, gli Oasis hanno venduto oltre 70 milioni di album nel mondo, con 22 singoli consecutivi nella Top Ten inglese, 7 album al primo posto, ma, più di tutto, hanno contribuito a definire una generazione, che si vestiva e si pettinava come i loro idoli. La band dei fratelli Gallagher ha tenuto nell’agosto del 1996, tennero a Knebworth Park uno dei più grandi concerti all’aperto mai realizzati in Inghilterra, seguito complessivamente da 250.000 spettatori, con una richiesta di biglietti superiore a 2,6 milioni di persone. I due litigiosi fratelli Gallagher, Liam e Noel, si sono separati ormai da anni e ognuno porta avanti la sua carriera solista, con buoni risultati. Appare molto difficile, visti anche i pessimi rapporti tra i due fratelli che continuano a punzecchiarsi via social, una reunion degli Oasis dopo lo scioglimento della band del 28 agosto 2009 quando, a tre date dalla conclusione della tournée, Noel Gallagher abbandonò il palco del Rock en Seine a pochi minuti dall’esibizione, comunicato poco l’abbandono ufficiale del gruppo.

(What’s The Story) Morning Glory?, pubblicato il 2 ottobre del 1995, è diventato, con 22 milioni di copie, il terzo album più venduto di sempre nel Regno Unito, preceduto solo dal Greatest Hits dei Queen e da Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei Beatles. Merito di canzoni epocali come Wonderwall, Champagne Supernova e Don’t look back in anger, ma, più in generale, di un album che vanta melodie indimenticabili, saggiamente esaltate dai bridge che preparano all’esplosione del refrain, nel quale svetta la voce sgraziata, ma assolutamente coinvolgente, di Liam Gallagher. La formula è apparentemente semplice e replicata più volte, con accordi simili tra loro, ritmica in quattro quarti, schitarrate e archi magniloquenti, ma ciò che resta di un gruppo, al di là delle doti tecniche e carismatiche, sono le canzoni, ed è innegabile gli Oasis, in (What’s The Story) Morning Glory?, ne abbiano fatte diverse davvero memorabili.

La scelta di non ritrarre i Gallagher nella foto sfocata di due uomini che si incrociano a Berwick Street, Londra, è emblematica della tensione che già allora caratterizzava i rapporti tra i due litigiosi fratelli, soprattutto nell’attribuzione delle parti vocali di Wonderwall e Don’t Look Back. L’album si apre con l’energia rock di Hello e si chiude con l’atmosfera sospesa del lungo capolavoro lennoniano di Champagne Supernova. Noel Gallagher la definì, con una certa immodestia, come “una Stairway To Heaven degli anni Novanta senza tutti gli gnomi e quella merda cosmica”. Impossibile non rimanere coinvolti dall’immediatezza ritmica di Roll With It, She’s Electric (un chiaro omaggio ai Kinks) e Morning Glory o non essere conquistati dalla performance vocale di Liam Gallagher in Some Might Say e dalla splendida ballata Cast No Shadow, dedicata all’amico Richard Ashcroft che allora, prima del clamoroso successo con i Verve, stava quasi per abbandonare le scene musicali per la frustrazione di una carriera che appariva senza sbocchi. Dall’attacco con il piano ieratico all’assolo di chitarra, passando per la batteria che precede l’ultimo celeberrimo ritornello, dotato di un pathos straordinario, Don’t Look Back in Anger è la canzone pop-rock perfetta, malinconica ed esaltante al tempo stesso, cantata brillantemente da Noel. Wonderwall si apre con l’accordo di Fa minore più famoso degli anni Novanta, una romantica ballad semplice quanto coinvolgente, da cantare a squarciagola nella propria cameretta oppure insieme a 60.000 persone in uno stadio (bei tempi, prima del Covid-19). I fan degli Oasis cresciuti con (What’s The Story) Morning Glory? oggi hanno superato i quarant’anni, lavorano e hanno dei figli, ma non hanno mai perso il piacere di ascoltare quell’album così ispirato e indimenticabile, che è stata la colonna sonora portante della loro adolescenza.

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